Daniel Fontana vince! Stampa

Daniel Fontana scrive una nuova

pagina nella storia del triathlon italiano.

Ad Ironman Taiwan è suo il secondo oro di carriera nel circuito mondiale. E' il primo italiano di sempre a centrare una doppietta.


Per vestirsi d'oro in un full distance del circuito mondiale Ironman, Daniel ha scelto l’arcipelago delle isole Penghu, al largo della costa occidentale di Taiwan.
Per farlo per la seconda volta in carriera ed essere il primo italiano a riuscirci, Daniel ha scelto una terra difficilissima se è frustata dai monsoni.
Raffiche di vento fortissimo, temperature che hanno sfiorato i 40 grandi e un’umidità che ha reso l’aria irrespirabile e pesantissima, sono però state la chiave di volta che ha portato l’atleta italo argentino a non avere rivali.
Certo, perché a 40 anni la determinazione, la lucidità e una capacità di soffrire indubbiamente straordinaria, sono le doti che fanno di un atleta, un uomo vincente.

Con queste armi ieri Daniel è entrato in gara a Ironman Taiwan e con queste armi si è appeso al collo la medaglia più prestigiosa; ancora una volta, Fontana è d’oro.

Tutto il resto è solo cronaca di gara. Uscito per secondo dalla frazione natatoria, Daniel ha tenuto a freno l’istinto e ha impostato una gara di controllo per tutti i 180 km della frazione podistica. L’obiettivo era arrivare meno stanco degli altri alla maratona, frazione per lui con le maggiori incognite oggi. Lasciata la bicicletta in T2, la maratona è stata tutta una questione di resilienza e di tenace adattamento a condizioni metereologiche fortemente ostative. Lo strappo sugli avversari è stato deciso e progressivo fin da subito. Nessuno ha così potuto replicare ad una determinazione d’acciaio.

Il portacolori di DDS Triathlon Team firma dunque questa nuova impresa con un crono che, se analizzato da solo, perde di senso. 8 ore 40 minuti e 45 secondi (nuoto 51'26”, ciclismo 4.32'35”, corsa 3.12'53”) sono il tempo impiegato per lasciarsi decisamente alle spalle il giapponese Kaito Tohara (8.56'47”) e l'americano Patrick Evoe (9.03'17”).
Parola di Daniel:

‘E’ stata una delle prove agonistiche più dure della mia vita di atleta professionista. Non ricordo di aver mai sofferto tanto in gara. L’umidità e il caldo sono stati gli avversari più duri e sono stati quelli che hanno fiaccato alcuni degli atleti che sulla carta avrebbero potuto battermi. È difficile renderlo a parole. A metà maratona ho dovuto allentare il cinturino del Garmin che porto sempre al polso, perché l’avanbraccio mi si era gonfiato per la disidratazione e l’orologio stringeva troppo. Su suggerimento dell’equipe scientifica di Enervit ed Elena Casiraghi ho impostato un piano di idratazione molto puntuale in gara, bevendo ogni 15’ e bagnandomi continuamente la pelle per abbassare la temperatura del corpo. Le condizioni però erano così estreme, che neppure tutto questo è bastato.
Sono arrivato qui dieci giorni prima di questa gara, perché ero determinato a fare quello che ancora non mi era riuscito da dopo il rientro agonistico. Dovevo far pace con questa difficile distanza e farlo nel modo più diretto che conosco; vincendo.
A quarant’anni e con centinai di gare sulle gambe però, so che la presunzione non porta lontano. Ci vuole umiltà, sicuramente fortuna, ma soprattutto la totale disposizione a soffrire. Sapevo che per addomesticare una distanza, che nelle ultime due stagioni mi si era più volte ribellata contro, dovevo essere ferreo e rigoroso nel resisterle.
Sono state otto ore di silenzio, ma al contempo otto ore di un continuo dialogo con me stesso. Adesso sono stremato, stanco e ho veramente bisogno di staccare la spina per un po’. Starò un po’ in famiglia e allenterò per qualche settimana la presa con gli allenamenti. Ho iniziato a gareggiare a gennaio e non mi sono mai fermato. Sempre tormentato; sempre con una grande inquietudine addosso. Quell’inquietudine e quell’ansia che ha trovato tregua e pace solo oggi dopo il traguardo di Penghu.
Ho troppe persone da ringraziare per questo risultato, a cominciare da DDS il mio team e Kuota che mi ha voluto e ospitato qui; ma ciascuna ha ragioni troppo intime per essere rese pubbliche in una dichiarazione.
Una su tutte però la vorrei citare, perché non ne ho fatto parola fin qui e invece credo abbia un grande merito in questa vittoria. Da gennaio a luglio di quest’anno mi sono fatto guidare dai preziosi consigli tecnici di Erika Csomor, una grandissima triatleta ungherese, che sicuramente ben conosce chi ha dimestichezza del triathlon. La sua esperienza e la sua lucidità nell’analisi tecnica sono state per me una traccia importante, che mi ha consentito di recuperare sensazioni in allenamento che non avevo da anni e di ritrovare forza e brillantezza. Credo che quel lavoro abbia portato i suoi frutti oggi. A lei va il mio sentito grazie’.
 

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